New wave

Contrariamente a quanto si potrebbe credere, la new wave non e' mai stata un movimento di persone mosse dai medesimi intenti o una cerchia omogenea di musicisti che ha dato vita a una scuola espressiva ben definita. Si e' trattato di un fenomeno generato da entita' diverse, in luoghi diversi e sotto l'impulso di diverse motivazioni. Il termine "new wave" e' stato coniato dal music business per etichettare quell'anomala esplosione di bands dal suono non facilmente codificabile che ha caratterizzato specialmente (per quello che possono valere delle date precise in un contesto di continua contaminazione e innovazione di stili) il periodo tra il 1977 e il 1983, e che ha traghettato la musica rock dei Sixties e dei Seventies alla moltitudine odierna di stili e di suoni, passando attraverso il terremoto del punk. E se si intende trovare un denominatore comune alle infinite sfaccettature della new wave, questo probabilmente e' proprio la diretta derivazione dal punk. Del punk, la new wave si e' presa l'atteggiamento: la logica del "tutti possono farlo", quindi suonare prima di saperlo fare, l'immediatezza e il desiderio di rompere con le convenzioni. Il punk, con furia iconoclasta, azzera (piu' o meno) tutto, rimettendo in discussione l'approccio sociale, culturale e artistico della musica rock: ora bisogna ricostruire sulle nuove basi indicate dalla rivoluzione del '77 e dintorni.Ma cio' che nel punk e' spesso sintesi rozza e approssimativa (anche se oltremodo affascinante), nella new wave diventa approccio stilistico cosciente e motivato: il recupero, l'analisi e l'assemblaggio dei piu' disparati generi musicali (dal progressive al garage, dal rock'n'roll al soul, dalla psichedelia al rhythm and blues, dall'hard al funky) rielaborati in una sintesi che e' cosa nuova rispetto al passato per gusto, sensibilita' e prospettiva storica. L'elemento caratteristico della nuova onda e' proprio questo desiderio di sperimentare e elaborare nuovi suoni tanto da contaminare molte bands apparteneti a generi diversi, che svilupparono le ricerche sonore piu' disparate. Alcune hanno ripreso i caratteri di urgenza e basilarita' tipici del punk, sviluppandoli con linguaggi strumentali differenti (si pensi alla rivalutazione delle tastiere e all'introduzione sempre piu' massiccia di sonorita' elettroniche, dovuta alla possibilita' di confrontarsi con i nuovi mezzi offerti dalla tecnologia); altre li hanno rinnegati, in tutto o in parte, preferendo schemi di impatto piu' intellettuale che fisico, soluzioni estrose fuori dagli schemi, atmosfere spesso introspettive come non era nei patti del rock appena "imbarbarito". Tutto e' possibile e tutto e' ammesso, in un boom di entusiasmo creativo che si fa sentire anche nel campo della grafica, in quello delle esibizioni dal vivo (che spesso accennano soluzioni multimediali) e dell'immagine. Il look dei musicistii acquista un'importanza sempre maggiore come componente fondamentale del messaggio artistico. La musica invade i confini delle altre forme artistiche e cerca contatti con il cinema e la TV; e' in questa tumultuosa stagione che si diffondono i primi video clip,che in breve diventano insostituibili strumenti di promozione e comunque, oltre l'apparenza, anche mezzo fondamentale di espressione. Si spiega ora la difficolta' a classificare e ingabbiare in una definizione univoca un movimento ricco e originale come la new wave. In un contesto di tale contaminazione e varieta' e' possibile definire solo a grandi linee il filo conduttore di un fenomeno culturale e non solo musicale di straordinario impatto, che ci ha lasciato testimonianze originali e brillanti di un'insopprimibile voglia di strappare ogni convenzione.

Elisabetta Montebelli